L’Abruzzo e la provincia di teramo in generale, ha una prestigiosa tradizione artigianale. Vanno segnalati gli artisti del ferro di Nerito di Crognaleto, gli incisori dell’oro e i corallari di Giulianova, gli intagliatori del legno di Arsita, i casari di Cortino, i calafati di Silvi Marina, gli artificieri di Corropoli, gli organetti e le armoniche della Ditta Ianni di Giulianova, le borse e gli articoli di pelletteria delle numerose attività di Alba Adriatica, le botti di Bisenti, i vasi e le brocche di Nocella di Campli, il ferro battuto di Civitella del Tronto, le ceramiche di Castelli.
Ferro e Rame

L’Arte della lavorazione dei metalli è una delle più antiche. Le ere evoluzionistiche sin dalla preistoria si sono contraddistinte come dall’età del ferro, del rame, del bronzo. Questo perché il legame tra l’uomo e la lavorazione dei metalli è sempre stato inscindibilmente connesso ad esigenze pratiche di sopravvivenza. Saper lavorare il ferro permetteva la costruzione di armi ed utensili, fondamentali per la caccia, l’agricoltura, la vita quotidiana, e la guerra.
L’importanza del ferro era tale che in diverse civiltà antiche ritroviamo divinità protettrici legate alla lavorazione dei metalli come il dio Efesto, nella mitologia greca, o il dio Vulcano in quella romana. Nonostante il ferro e il rame non siano annoverabili tra i metalli preziosi, la mano dell’uomo dà valore aggiunto al materiale grazie ai processi di battitura e piegatura che permettono di creare decorazioni di ogni tipo e ottenere, dunque, delle vere e proprie opere d’arte.
Il ferro grazie alle sue caratteristiche di resistenza e durezza è utilizzato per fabbricare cancelli, porte, sedie, lampadari. Mentre il rame grazie alle differenti caratteristiche fisiche quali duttilità e leggerezza era particolarmente impiegato in passato per la realizzazione di conche, mestoli, paioli ma anche gioielli, fibbie e monete. Oggi il rame viene utilizzato principalmente nell’arredamento o nelle decorazioni poiché la sua morbidezza si presta alla realizzazione di fogli e lamine anche sottili e fonde ad una temperatura relativamente bassa di 1100 gradi.
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Il ferro battuto di Martinsicuro
Il rame e il ferro battuto di Pineto
Il rame e il ferro di Tossicia
Oreficeria

Si suppone che l’arte orafa in Abruzzo si sviluppò sin dall’ epoca romana raggiungendo però il suo apice soltanto nel tardo Medioevo. In realtà i ritrovamenti degli scavi della Necropoli di Comino, portati alla luce nel 1998, hanno dimostrato come le conoscenze nel campo della lavorazione dei metalli fossero già sviluppate e raffinate nelle civiltà italiche.
Sotto il dominio romano si affermano determinati stili e decori, sostanzialmente la lavorazione dell’oro e dell’argento si concentrarono sulla realizzazione di monili e vasellami. Le invasioni barbariche dei successivi secoli portarono ad un periodo di stasi, a secoli bui dove le raffinate tecniche vissero un periodo di oblio dovuto non solo alla mancanza di tecniche da parte degli invasori ma anche alla diffusa povertà. Bisogna aspettare l’avvento del Cristianesimo e la sua capillare diffusione in tutta l’Italia per un rifiorire delle arti e dei mestieri, in particolar modo quelli di oreficeria. Infatti dal X- XI sec. d.C. si cominciarono ad affermare soprattutto oggetti legati al culto cattolico: croci, processionali, ostensori, reliquiari. Grazie alla ricchezza del clero e dei casati nobiliari vengono finanziate importanti opere e commissionati oggetti di grande valore. E’ proprio nei due secoli successivi che la cittadina diviene un centro d’eccellenza per la lavorazione dell’oro, comincia a battere moneta il famoso Bolognino d’oro e dà i natali al maestro Nicola da Guardiagrele.
Appartenente al periodo tardogotico, l’orafo guardiese diventa con i suoi capolavori assoluti il punto di riferimento dell’oreficeria italiana dell’epoca. Le sue croci rimangono esempi ineguagliabili di maestria e raffinatezza. La tradizione abruzzese dell’oro è anche fortemente legata alla cultura popolare e ai riti sociali. Da qui nasce la presentosa,( Tipico ciondolo abruzzese consiste in una forma di stella al cui interno sono racchiusi uno o due cuori contornati da stilemi in filigrana. Solitamente veniva regalata alle ragazze in occasione del fidanzamento diventando un vero e proprio simbolo di status sociale) ciondolo a forma di stella usato come dono in occasione del fidanzamento, infatti veniva regalato alla promessa sposa dal fidanzato o dai suoceri per sancire il pegno matrimoniale. Caratteristiche sono anche le sciaquaje, (Sono dei grandi orecchini pendenti a forma di navicella o mezza luna. Il nome è un’onomatopea e richiama il tintinnio prodotto da piccoli pendagli contro le altre parti degli orecchini. Numerosi sono i quadri del Michetti che rappresentano donne ornate dai vistosi gioielli) grandi orecchini a forma di navicella usati dalle donne soprattutto per adornarsi nei giorni di festa e largamente rappresentati nei quadri del Michetti e di Cascella insieme a craccane e saracolle.
Sulmona e L’Aquila, già in età medievale, erano famose per le loro scuole contraddistinte da un proprio marchio originale; così come Scanno e Pescocostanzo rivendicano storicamente l’ideazione della presentosa. Da segnalare la festa che ogni anno, nel mese di maggio, si tiene a Rapino in onore delle Madonna di Carpineto. In questa occasione le bambine del paese, le “Verginelle” vengono vestite con una lunga tunica sulla quale indossano gli ori di famiglia
Ceramiche

Acqua, fuoco e argilla sono elementi semplici e di facile reperibilità che permettono all’uomo di realizzare vere e proprie opere d’arte con uno dei materiali più usati e apprezzati di tutta la storia dell’umanità. Già l’uomo primitivo realizzava oggetti in terracotta utili nella vita quotidiana come il vasellame e i recipienti di varie forme. Da semplice produzione di utensili, l’uomo trasformò in arte i suoi prodotti di ceramica, arricchiti di nuove forme e, soprattutto, di decorazioni. Lo sviluppo di un senso estetico portò alla nascita di stili ben definiti da cui è possibile risalire ad epoche e scuole d’arte. Infatti, dai primi segni decorativi fatti dall’uomo primitivo con le dita, le unghie o con dei punteruoli, si arrivò alle decorazioni pittoriche vere e proprie, realizzate inizialmente con colori a base di polveri naturali.
Meravigliosi paesaggi, simboli floreali o astratti, scene rappresentative e animali sono i temi principali della ceramica dipinta che diventa una delle forme d’arte più diffuse e amate in Italia. In Abruzzo già nel 1500 si sviluppa la grande scuola ceramica di Castelli, cui si affiancano altri importanti centri produttivi a Rapino e Lanciano.
CASTELLI
All’interno del Convento dei Minori Osservanti, oggi è presente il Museo della Ceramica , e che conserva alcuni interessanti oggetti della scuola delle famiglie Grue, Gentile e Cappelletti.
Famiglie che con la loro are hanno portato lustro e caratterizzato un’ intero territorio.
Non si sa molto sulla data di costruzione di questo convento, ma dopo varie traversie fu soppresso dal governo piemontese nel 1866 e divenne poi proprietà del comune. All’interno è presente nel chiostro un bel ciclo di affreschi di autore ignoto datati 1712.
A circa un chilometro dall’abitato è presente la chiesetta di San Donato.
Questa chiesa fu edificata al posto di una precedente cappella agreste sorta verso la fine del XV secolo, la quale era stata adornata sul soffitto con mattoni maiolicati. I mattoni originali, rappresentanti figure femminili e maschili, animali e stemmi sono oggi conservati nel Museo delle Ceramiche.
La chiesa come si presenta oggi è stata ricostruita nei primi anni del 1600 e anch’essa adornata con mattoni maiolicati sul soffitto, dipinti secondo lo stile dell’epoca.
Il soffitto di questa nuova chiesa, dipinto tra il 1615 e il 1617, è unico nel suo genere sia in Abruzzo che nel resto d’Italia.
Museo della Ceramica
Via del Convento - tel. 0861.979398 - fax 0861.979225.
Raccolta internazionale della ceramica di arte contemporanea
Via del Convento n°1 - tel. 0861.979126 - fax 0861.970656.
DOVE ACQUISTARE NEI DINTORNI DEL RESIDENCE RESORT OLYMPUS DI ALBA ADRIATICA, E LOCALITA’ CARATTERIZZATE DAL PRODOTTO:
La ceramica di castellana a Teramo
I vasi e le brocche di Nocella di Campli
La ceramica di Civitella del Tortoreo
Legno

Il legno fin dai primordi è tra i materiali più usati dall’uomo. Proveniente da specie diverse, può distinguersi per colore, densità, e caratteristiche della venatura. In ragione di queste differenze e di dissimili tassi di crescita, i distinti tipi di legno presentano qualità e valore diversi. Per esempio, il mogano, denso e scuro, è ottimo per gli intarsi e le finiture raffinate, mentre la balsa, leggera, soffice, dalla consistenza spugnosa facilmente intagliabile, è usata nella realizzazione di modellini. Per il fatto che il legno è materiale facilmente deperibile, sono pochi i reperti che ci consentono di aver notizia in modo dettagliato delle lavorazioni di migliaia di anni fa E’ noto, comunque, che il legno era impiegato principalmente nella costruzione di palafitte, tende, navi, mobili, porte, finestre, tanto che in passato un incendio non era un’eccezionalità e rappresentava una vera e propria sciagura. Nei vari periodi storici le tecniche di lavorazione hanno raggiunto gradi di raffinatezza sempre maggiori: da semplici tavole di legno usate come letto si è giunti ad avere mobili intarsiati, lavorati, decorati in mille modi dai maestri artigiani. In Abruzzo l’utilizzo del legno è sempre rimasto strettamente correlato alla vita pastorale.
Dalla verga di nocciolo per condurre il gregge, fino agli attrezzi per preparare i formaggi o filare la lana, il legno era senz’altro il prodotto più economico perché offerto dalla natura stessa. Inoltre, svolgendosi la vita pastorale di frequente all’aperto, era lo stesso pastore a raccogliere nei boschi vicino ai pascoli il legno necessario per realizzare gli utensili di cui aveva bisogno. La lavorazione del legno in Abruzzo subì un notevole passo in avanti per la presenza dei grandi monasteri che, durante il medioevo e oltre, commissionarono altari, confessionali, pulpiti, croci lignee, statue, mobilio di prestigio finemente decorato, dando una scossa alla produzione locale fino allora indirizzata ai bisogni primari e poco incline alle lavorazioni più raffinate. E’ anche grazie alla presenza delle famiglie nobili che si diffondono, durante la varie dominazioni, tecniche nuove che permetto di avere intarsi, cesellature, dorature, decori di gran pregio. Si passa, insomma, a vere e proprie forme di artigianato artistico dove i maestri ebanisti protendono verso il bello esaltando non solo la funzione ma anche la forma delle loro opere.
DOVE ACQUISTARE NEI DINTORNI DEL RESIDENCE RESORT OLYMPUS DI ALBA ADRIATICA, E LOCALITA’ CARATTERIZZATE DAL PRODOTTO:
Il restauro dei mobili a Teramo
Il legno tornito di Civitella del Tronto
I mobili di Mosciano Sant'Angelo
Il legno intagliato di Pietracamela
Pietra

La lavorazione della pietra è probabilmente la più antica delle arti. Dalle selci utilizzate come armi o utensili ben presto si cominciò ad impiegarla nelle costruzioni di case, templi, muri, castelli, fortezze. Le grandi doti di resistenza e durezza ne fecero uno dei materiali più diffusi, mentre la possibilità di scolpirla permise di elevarla dagli impieghi più ordinari. Non solo semplici blocchi da costruzione ma anche statue, bassorilievi, scene mitologiche, fontane diventano molto comuni.
L’avvento del cristianesimo esalta l’impiego della pietra, dal bianco marmo al travertino, dal porfido al tufo, soprattutto nella realizzazione di portali, rosoni, altari, pulpiti. Ogni pietra in base alle sue caratteristiche di resistenza ma soprattutto di colore e pregio, assume importanza in determinate lavorazioni e nella creazione di splendidi mosaici.
Nel territorio abruzzese la pietra è largamente utilizzata per la presenza di molte cave fin dall’antichità. Ma è in particolar modo nella zona ai piedi della Majella che si instaura un particolare legame con la bianca pietra della montagna. La sua relativa tenerezza la rendono facilmente lavorabile e si formano folte schiere di scalpellini soprattutto nei paesi di Pennapiedimonte e Pretoro. Intere abitazioni vengono scavate nella roccia e finemente decorate con archi, travi, volte, rosoni, fregi. Guardiagrele, da sempre centro di riferimento del territorio pedemontano della Majella orientale, accoglie opere di artisti provenienti dai paesi vicini, diventando la “città di pietra” declamata da Gabriele D’Annunzio.
Tessuti e Ricamo

Per la produzione di abiti l’uomo impiegò inizialmente pelli grezze. Per avere i primi capi di abbigliamento in stoffa, principalmente di lino, bisogna attendere il neolitico, quando vengono alla luce i primi attrezzi per realizzare intrecci abbastanza semplici, le cosiddette tele. Grazie all’allevamento ovino si diffonde la lana, e le fibre realizzate con essa. Solo attorno al 550 d.c. la seta giunge dalla Cina. Mentre le stoffe vennero sempre più impiegate per realizzare abiti, biancheria da casa e da letto, la lavorazione del cuoio e delle pelli si specializzò nella realizzazione di calzari, finimenti per cavalli, scudi, borse, paramenti militari.
Nel corso della storia venne introdotta la colorazione dei tessuti, ricorrendo per la tintura a polveri ricavate da vegetali, pietre, minerali, piccoli insetti o animali. L’esempio più classico rimane la porpora, ottenuta da un piccolo mollusco di mare e usata per dare una pregiata colorazione rossa ai tessuti. Durante il Medioevo compare il telaio verticale utilizzato per la realizzazione di arazzi. La costruzione di queste macchine tessili diviene sempre più accurata, fino a permettere nel Rinascimento la produzione di manufatti complessi e raffinati. La tessitura diviene un arte e fiorisce la produzione di stoffe pregiate come raso. Nel XIX secolo la produzione tessile si meccanizza e razionalizza; il telaio esce da un ambito artigianale e domestico per diventare anche uno degli artefici della rivoluzione industriale.
In Abruzzo l’utilizzo del telaio a mano rimane vivo fino a pochi decenni fa. I tessuti lavorati in maniera artigianale andavano a far parte della cosiddetta dote portata in dono dalle ragazze in età da marito. Splendidi asciugamani, tovaglie, lenzuola, coperte, rotoli di tessuto, ricami, componevano il corredo della sposa. Ancora oggi l’arte del ricamo viene tramandata e le tecniche più usate sono il merletto, punto croce, tombolo. Un accenno meritano gli splendidi vestiti tipici abruzzesi. Gli esemplari più antichi conservati nei musei sono vere e proprie opere d’arte realizzate dagli artigiani locali. Gli abiti femminili prendono il nome di honne de lu cùtele e sono composti da varie parti: honna, honnella, sopragonna, camicia, mantera, scialletto, blusa, busto, fasciaturo, calze, cintura. I tessuti impiegati sono la tela di lino, la seta, il broccato e il panno di lana cotta.
Vetro

L’origine della lavorazione del vetro è ancora oggi incerta. Con molta probabilità furono i Fenici o gli Egizi a scoprire casualmente che alcune sabbie silicee, a determinate temperature e insieme a componenti basici, producevano, come risultato della combustione, un materiale di particolare luminosità. Il vetro era utilizzato nella produzione delle famose “perle vitree”, in sostituzione delle pietre preziose per realizzare gioielli coloratissimi.In Italia bisogna attendere l’epoca romana affinché il vetro diventi un materiale conosciuto e lavorato per produrre la pasta di vetro opaca. E’ solo più tardi, durante le invasioni barbariche, che le popolazioni rifugiatesi sulle isole alla foce del Po svilupparono una padronanza unica della tecnica del vetro soffiato, proprio nei luoghi dove successivamente sorse Venezia. In Abruzzo la lavorazione del vetro arriva relativamente tardi poiché le popolazioni italiche non erano a conoscenza delle tecniche di realizzazione e lo importavano dai paesi produttori. Pertanto la maggior parte dei reperti più antichi appartengono all’epoca romana.
Se in Abruzzo, grazie alla vasta presenza di monasteri e chiese, il medioevo portò ad un buon grado di sviluppo numerose tecniche di lavorazione dei materiali, lo stesso non si può dire riguardo al vetro. Infatti, proprio in quei secoli il sapere legato alla sua lavorazione attraversò momenti bui. E’ solo verso la fine del XII secolo con l’avvento dello stile gotico che il materiale trovò uno splendido impiego nelle caratteristiche vetrate delle cattedrali, peraltro non molte in Abruzzo dove questo stile non fu mai prevalente. Dunque l’artigianato artistico del vetro in Abruzzo ha una storia recente, ma non per questo meno valida. I maestri vetrai, oggi assistiti dalle importanti innovazioni tecniche, sono in grado di ricreare non solo splendide vetrate, con le impiombature, ma anche di soffiare vetri nelle forme più disparate e negli accostamenti di colore più arditi. Grazie alla produzione di vetro ricoperto di lamina d’oro o d’argento (specchio) le possibilità si sono moltiplicate, così come i livelli di purezza che si riescono a raggiungere.
Pellame

Fin dall’antichità, l’uomo si è servito della pelle degli animali catturati, per migliorare le sue condizioni di vita. Dagli Etruschi ai Romani, al Medio Evo, la lavorazione del cuoio ha conosciuto momenti di grande importanza. Gli incisori venivano considerati degli artigiani molto vicini agli artisti, anzi, alcuni disegni provenivano proprio da celebri sculture e famose pitture murali. Gli incisori creavano poi delle loro opere d’arte, molto apprezzate dai signorotti dell’epoca, che nel cuoio finemente lavorato, vedevano anche il segno del potere e della ricchezza. In Abruzzo è famoso il laboratorio dei fratelli Savini, che hanno esportato le loro opere in tutto il mondo. Una di queste è esposta nel Museo d’Arte Moderna di New York.
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Le borse e gli articoli di pelletteria ad Alba Adriatica
l'incisione del cuoio a Nerito di Crognaleto
Le borse di Martinsicuro













